sabato 11 luglio 2009

Cappuccino e cornetto


Nonostante siamo nella patria del cappuccino non sempre noi autoctoni possiamo beneficiare di una tazza ben preparata.

Specialmente per quelli come me che sono costretti a frequentare mense o comunque bar aziendali, dove normalmente sono il caos e la fretta gli ingredienti usati per la sua preparazione, riuscirne a gustare uno ben fatto è una rarità. Spesso la tazza è bollente perché appena uscita dall'infernale (almeno come temperatura) lavastoviglie, il latte viene bollito all'istante e la schiuma non ha quei secondi preziosi per respirare e sorvoliamo sul caffé che si ostinano a lasciare che si trasformi in un'acquetta dal colore improbo.

Tutto ciò facilmente diventa evidente, quando un sabato qualsiasi si recupera la fortuna di passeggiare per le vie di uno dei quartieri che proprio centro non sono, ma che a questo fanno concorrenza come vivibilità, dopo aver sorpassato anticamente l'etichetta di periferia, e riuscendo nel tempo ad essersi sistemati al meglio.

Poniamo ad esempio che si stia a Piazza San Giovanni di Dio e dopo aver ritrovato l'allegria della confusione nel mercato di quartiere, si decida di infilarsi in una delle vie che partono in ogni direzione e ci si lasci tentare nel fermarsi al bancone di un bar per lo meno defilato. Qui è probabile che la tazza sarà lievemente calda e la schiuma addensatasi nel bricco verrà leggermente scossa con una battuta decisa di questo sul bancone e rilassata nella tazza con
un caffè appena gorgogliante in attesa. Se a ciò si riesce senza troppo pensarci ad accompagnarvi un cornetto semplice che seppur privo della sovradose di burro del cugino francese, in quanto a fragranza non teme rivali, allora sì, il piacere sarà assicurato.

giovedì 9 luglio 2009

L'anima morente

Il libro con cui proseguo questo periodo felice di proficua lettura è di Philip Roth che non so bene perché, incontro spesso sugli scaffali delle librerie. E' un libro abbastanza esplicito, che racconta di fisicità e rapporti carnali. Probabilmente un tentativo di fissare su carta sensazioni forti come quelle dell'incontro con un corpo che rimane impresso. Vorrei porre l'attenzione su questo, sul fatto che della donna di cui si parla si rimpiange il corpo, e poco si tratta dell'anima, e questo non mi scandalizza più di tanto, se si considera il libro un colloquio con il tempo che è passato, senza ipocrisia. Del resto l'anima è anche il succo vitale che si disperde, perché ciò che è, inesorabilmente invecchia, e ciò che è stato, ha un gusto vivo, ma amaro di rimpianto.

Libri comprati (luglio 2009):

  1. L'anima morente di Philip Roth
  2. Oltre il confine di Cormac McCarthy
  3. Le intermittenze della morte di José Saramago
  4. Preparazione atletica per il sub di Luca Bartoli
  5. Il nuovo Re - la guerra degli elfi di Herbie Brennan
Libri letti (luglio 2009):
  1. L'anima morente di Philip Roth
  2. Una vita da lettore di Nick Hornby
  3. Le intermittenze della morte di José Saramago
  4. (in lettura) Oltre il confine di Cormac McCarthy

lunedì 6 luglio 2009

La guerra degli Elfi


La guerra degli elfi di Herbie Brennan è un romanzo che ho trovato sugli scaffali della stanza dell'agriturismo Tevere Farfa dove abbiamo pernottato.

Data la mia particolare storia rispetto alla letteratura Fantasy, che ha avuto un'iniziazione di genere con Il Signore degli Anelli di John R. R. Tolkien, che in sé contiene un intero universo fantasy, per ora tutti gli altri libri, che ho tentato di leggere, a causa del confronto sono risultati al più un pò "banali". Non essendo comunque intenzionato a demordere, ogni tanto mi avventuro nella ricerca, che chissà un giorno mi possa proporre intense emozioni simili a quelle provate durante la lettura del volumone di Tolkien.

Dicevo che ho iniziato la lettura di questo libro, all'agriturismo, nei ritagli di tempo, ad esempio quelli precedenti il sonno. Non avendolo potuto terminare è rimasto lì sospeso per qualche tempo. Successivamente i primi di giugno al solito Approdo alla Lettura, stand librario sul pontile di Ostia, ho rivisto il libro e ho deciso di comprarlo per finirlo.

Ancora una volta, anche se il libro non mi è dispiaciuto totalmente, ravviso quasi un'inconsistenza del mondo che si cerca di creare. Le vicende accadono troppo facilmente, ed è come se eserciti di personaggi si muovano troppo velocemente sul campo di battaglia, senza ordini ben precisi. E' vero si, che lo spazio a disposizione è quello che è, ma perché tutto mi risulta così impalpabile ?
Dato che ho imparato a cambiare i miei giudizi, che piuttosto frequentemente risultano affrettati, su innumerevoli questioni, in questo caso voglio proseguire la lettura, dato che Brennan ha scritto altri 3 capitoli della storia.

Lo scrittore irlandese, poi, ha un curriculum di scrittore, se non altro a livello di quantità, non indifferente.

Un ultima nota di confronto, questa volta con Harry Potter, che cito probabilmente a sproposito, ma se non altro, molti nomi (tradotti) nella Guerra degli Elfi, me lo hanno ricordato. Ebbene, il primo libro, Harry Potter e la pietra filosofale, letto velocemente e con gusto, mi aveva, a suo tempo, folgorato, e non vedevo l'ora di proseguire. Per i prossimi capitoli della guerra degli Elfi, non c'è poi tutta questa fretta.

venerdì 3 luglio 2009

Una vita da lettore

Dato che ho intrapreso la lettura del libro Una vita da lettore di Nick Hornby mi è venuta voglia di imitare l'autore. Lo scrittore inglese, in questa raccolta pubblica i testi della rubrica che ha tenuto sulla rivista The Believer, nella quale ogni mese proponeva una lista di libri comprati, una lista di libri letti e per questi ultimi una specie di recensione.

Libri comprati (giugno 2009):
  1. La guerra degli elfi di Herbie Brennan
  2. Le cosmicomiche di Italo Calvino
Libri letti (giugno 2009):
  1. Lo scrittore fantasma di Philip Roth
  2. La guerra degli elfi di Herbie Brennan
  3. Le cosmicomiche di Italo Calvino
  4. (iniziato) Una vita da lettore di Nick Hornby

giovedì 21 agosto 2008

Collegare l'iMac al Televisore Lcd

Dato che spesso mi capita di voler vedere dei video autoprodotti, o una serie di immagini sul televisore, inizialmente masterizzavo su CD riscrivibile e lo inserivo nel lettore che legge anche DivX e jpg. Oltre a questo lettore Philips ho anche un Piooneer Dolby Surround.
Volendo accorciare la procedura, e disfarsi del lettore Philips, ho pensato di vedere come riuscire a collegare l'iMac con il televisore Samsung Lcd.

Cominciamo con il vedere di quali ingressi e uscite dispongono i due apparecchi. Questo è il pannello posteriore del Samsung:
Mentre dietro l'iMac abbiamo quanto segue:
L'ultimo connettore dell'iMac è un mini DVI che presenta in uscita il segnale Video. Per connettere questa uscita al televisore abbiamo due possibilità. Connettere il mini DVI con la porta PC (che è una VGA) della sezione PC-IN del televisore oppure connettersi sulla porta HDMI/DVI-IN.
Sul manuale del televisore un passaggio non molto chiaro sostiene che si otterrebbe solo una schermata blu collegando un computer alla porta HDMI. Il collegamento si realizzerebbe con l'apposito cavo della Apple, che trasforma il mini DVI in DVI: Adattatore Apple Mini-DVI/DVI
Quindi, dati questi possibili problemi, la miglior soluzione è quella che prevede il collegamento con la VGA. Anche per questo c'è un cavetto, l'Adattatore Mini-DVI/VGA Apple

Che trasforma la mini DVI in VGA.

martedì 1 aprile 2008

Il salto nel mondo Apple

Il salto nel mondo Apple è stato fatto, con l'acquisto di un bellissimo iMac 20". Dopo pochi minuti di ambientamento nel nuovo sistema operativo Leopard, si è in grado già di fare molteplici cose. Si recuperano le cassette miniDv dei vari viaggi e si comincia a lavorare alla post-produzione....un facile montaggio video con iMovie.
Ecco il risultato della prima sessione di lavoro di Alessandra.

Viaggio a Venezia


Tema sul tema in tema

Quello che segue è lo svolgimento di un tema la cui traccia fu data da una Professoressa illuminata delle superiori (14/11/1988).

Ci sono cose che il tempo confina in te, ci sono fatti, immagini, sogni, che l'ipocrisia ti impedisce di dire e c'è un colmo interiore, un gas che tenta di uscire. C'è l'illusione che questa società possa farti parlare, ma ti accorgi che le tue parole s'infrangono nell'aria notturna; rimani ore a parlare con la tua città, finché riversi gocce del discorso su di un sudicio biglietto raccolto su quelle scale, che seguirà la sorte degli altri, accocolati ai piedi di quel lampione al Campidoglio.

Sì! Lì c'è il nostro dire, i nostri dolori, e quella ormai immancabile adolescenza, nascosta tra quelle fessure, un nuovo cuore disciolto nella distrazione cittadina. C'è un ricordo, una convinzione pian piano defunta, che il "Tema" fosse una chiave per aprire un contatto con il mondo e tutto ciò che il tema ascoltava, lo sentivano tutti. Ora so che il tema è più buio del nostro io, in esso fallisce il senso dello scrivere, in esso si sprecano parole e il pensare rimane circondato dal nulla. E quale più amara sorte se non quella di mancare il compimento di uno sperato significato? E giacciono in qualche modesto luogo i propri sbadigli di felicità, e quei francobolli di dolore, muti e senza domani in attesa che qualche loro simile li raggiunga in quel letargo eterno.

Eppure quando incontro un foglio di carta, la mia penna vuole scrivere, perché quel gas vuole uscire, ormai stanco di leggere la tristezza negli occhi della gente e tacere al cospetto del mondo. Ho mille cose in testa, ognuna diversa, intensa, ognuna con pari desiderio di uscire e di gridare, mentre sono costretto nella "tortura", a spiegare cos'è la "tortura", e tutto al fine di, tutto per riuscire a raggiungere la sufficienza, per vedere scritto il 6 accanto a queste parole. Ma io sono convinto che il pensiero umano sia più importante di qualsiasi 10. Così fatta la scuola è sbagliata. E' assurdo che io abbia a perdere due, quattro o anche sei ore, per scegliere tra le parole che gli anni, hanno impresso, quelle giuste, perché possa raggiungere un numero.

Vorrei ora volar via, raggiungere un prato e sdragliarmi, guardando negli occhi il sole, senza che nessuno possa raggiungermi con il suo vociferare. Vorrei ceh anche lei volasse da quella allagata città, per raggiungere quella candida spiaggia verde e posasse quel suo sorriso sopra i miei occhi chiusi. Vorrrei che la mia amata città mi rispondesse, vorrei occhi liberi da lacrime, ma non posso avere che un foglio di carta come una distesa di neve che aspira a farsi calpestare.

O foglio d'immancabile luce, o tana della mia soggettiva verità, a te mio ultimo ascoltatore, porgo queste parole, come fiori su una tomba ormai svuotata, a te dedico i miei pensieri in queste ore, perché tu sia riempito e non rimanga astratta neve bianca. La neve che dà rappresentanza ad un modo di vivere, quello senza occhi che brillano, senza aliti speranzosi di cogliere l'armonia della luna, in mezzo al mare dell'incanto, ove ogni voluta cosa riesce ad esssere compiuta.
Parole, cose che riescono anche nella favola ad essere scontate, che riescono a distruggere tutto quello che gli occhi hanno creato. Ma in fondo è anche peggio, quando esse non riescono a sortire, quando gli si impone di tacere in cuore al cuore..

E continuare a sprecarne di nuove, è il compito di noi studenti.