lunedì 18 febbraio 2008
Guerra dei palazzinari
martedì 12 febbraio 2008
Il passaggio del testimone
All'università, purtroppo, l'Italiano non è una materia considerata, né molto praticata. I compiti scritti sono dimostrazioni matematiche, che necessitano di poche parole di spiegazione. Per quanto riguarda gli orali, non mi ricordo di nessuna richiesta in merito ad uno sforzo di espressione, del resto nemmeno le lezioni erano un esempio di retorica, tra un professore con un marcato accento napoletano, e le sue simpatiche lezioni dialettali, e un professore ungherese che a dire la verità, l'italiano lo aveva imparato abbastanza bene.
E' vero che mi rimaneva quella alta media di libri letti all'anno per essere un ragazzo e sopratutto italiano, ma forse questa unica frequentazione non si è dimostrata sufficiente. Non sarei mai stato in grado di insegnare. La mia ignoranza troppo ampia, la mia oratoria sempre considerata inferiore al mio saper scrivere, e la pazienza, anche questa inferiore a quanto se ne richiede in una professione così difficile.
No, credo proprio che sarei stato un pessimo insegnante. Forse c'è solo una cosa in cui forse avrei avuto qualche possibilità. Leggevo qualche tempo fa, Come un romanzo di Pennac, nel quale lui descriveva il suo vecchio professore, che entrava in classe con una pila di libri, li posizionava sulla cattedra, ne prendeva uno, e aprendolo cominciava a leggere.
Ecco forse, l'immensa passione per la lettura, quella l'avrei saputa divulgare.
lunedì 11 febbraio 2008
martedì 22 gennaio 2008
Java ostacolo alla formazione di solide basi per gli studenti
- Il contenuto teorico matematico nei corsi di Informatica si sta riducendo
- L'acquisizione di competenze in diversi linguaggi di programmazione sta lasciando il posto ad un approccio di ricopiatura di pezzi di codice, l'utilizzo di grosse librerie o package specializzati
- Le competenze acquisite sono insufficienti per l'industria del software odierna, mentre invece sembrano indicate per l'industria dell'outsourcing e così si producono professionisti facilmente sostitubili.
Ma quali sono le ragioni che li inducono a pensare che non sia corretta la generale adozione di Java come linguaggio di programmazione nei corsi introduttivi. Sicuramente la popolarità del linguaggio nell'ambito delle applicazioni Web e la relativa facilità con cui permette anche ai novizi di creare programmi dotati di grafica ha favorito questa scelta, ma verificano le difficoltà già nel primo corso di sistemi. Gli studenti hanno difficoltà nello scrivere programmi privi di interfaccia grafica, non riescono a percepire la relazione tra il sorgente e le elaborazioni hardware e non riescono ad entrare nella semantica dei puntatori.
Mi sembra molto chiaro il principio che spiegano in merito alla bellezza della programmazione. L'essenza della programmazione consiste nella riduzione di processi complessi in una serie di semplici operazioni primitive. Il linguaggio Java, secondo gli autori, invece di adattarsi a questa essenza, propone un approccio alla "idraulico in un negozio di ferramenta": rovistando in una moltitudine di cassetti - package - si arriverà a trovare un qualche attrezzo - classe - che più o meno è adatto a fare quello che ci serve. Come lo fa non è importante. Questo porta gli studenti ad essere dei confezionatori di pezzi di programma, ma non dei programmatori.
Un altro problema che individuano nell'uso delle librerie Java e dei framework è il fatto che gli studenti non riescono ad avere la percezione del costo di runtime di quello che producono, perchè è estremamente difficile ricostruire ciò che ogni metodo chiama e tutto il codice eseguito.
Devo dire che le ragioni esposte non mi convincono molto se applicate solo a Java. Sembra più che altro che si stia facendo una critica alla programmazione orientata agli oggetti, perchè le problematiche esposte si possono facilmente applicare a tutti quei linguaggi che si basano su questo paradigma. Ma del resto, chiariscono nel proseguio dell'articolo, che considerano importante imparare il Java, ma come competenza aggiuntiva.
Quindi per chiarire riassumendo, i due professori ritengono che come primo linguaggio di programmazione, per formare basi solide, non sia adatto un linguaggio object oriented, ma piuttosto un linguaggio imperativo, e sopratutto non si debba praticare un unico linguaggio, ma vederne diversi.
sabato 10 novembre 2007
Donare il sangue e vincere un viaggio
Questa volta ho deciso di andare all'ospedale Grassi che si trova ad Ostia, dove risiedo. Il centro trasfusionale è piccolo ma funzionale. Effettuo il test previsto per la conferma della possibilità di donare; il dottore mi misura la pressione, e faccio la donazione.